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"Sul concetto di volto nel Figlio di Dio". Teatro italiano a Shanghai

Data:

20/07/2018


Ideazione e regia: Romeo Castellucci (Vedi biografia artistica)
Musica: Scott Gibbons

Con: Gianni Plazzi, Sergio Scarlatella insieme a Andrei Benchea, Vito Matera e Silvano Voltolina

Questo è l’inizio. Voglio incontrare Gesù nella sua lunghissima assenza. Il volto di Gesù non c’è. Posso guardare I dipinti e le statue. Conosco più di mille pittori del passato che hanno speso metà del loro tempo a riprodurre l’ineffabile, quasi invisibile, smorfia di rammarico che affiorava Sulle sue labbra. E ora? Lui ora non c’è.
Quello che più di tutto si fa largo, in me, è il volere. E’ mettere insieme il volere e il volto di Gesù: io voglio stare di fronte al volto di Gesù, là dove ciò che più mi stupisce è la prima parte della frase: io voglio.
R.C.

Preparazione dei bambini: Silvano Voltolina
Tecnica del suono: Alberto Irrera
Luci: Giacomo Gorini
Attrezzeria: Vito Matera
Collaborazione all’allestimento: Giacomo Strada
Realizzazione oggetti: Istvan Zimmermann, Giovanna Amoroso

Romeo Castellucci si rivolge ancora una volta a un’icona apicale della storia umana: Gesù, a partire dal quale perfino il tempo si misura per la maggior parte del globo. Nella performance “Sul concetto di Volto nel figlio di Dio" il ritratto di Gesù parte dalla pittura rinascimentale e in particolare nel momento topico dell'Ecce Homo. In questo preciso istante la tradizione vuole che il Cristo guardi negli occhi lo spettatore in un potente effetto di coinvolgimento drammatico di interrogazione. In questa confusione calcolata di sguardi che si toccano e si incrociano, il ritratto del Figlio di Dio diventa il ritratto dell'uomo, di un uomo, o perfino dello spettatore stesso. E così, nello spettacolo, lo sguardo di Cristo diventa una sorta di luce che illumina una serie di azioni umane, buone, cattive; schifose o innocenti.
"Sul concetto di Volto nel figlio di Dio" non parla di Gesù né di adorazione, non ha un carattere sociale di denuncia e non vuole essere facilmente provocatorio. Romeo Castellucci allo stesso tempo prende le distanze dalla mistica e dalla demistificazione, perché in definitiva si tratta del ritratto di un uomo. Un uomo messo a nudo davanti a altri uomini; i quali, a loro volta, sono messi a nudo da quell'uomo.

“Sul concetto di volto nel Figlio di Dio”, declinato in performance diverse, in opere autonome pur nella tensione a un medesimo orizzonte, è stato il preludio all’opera ‘Il Velo Nero del Pastore’.
Il titolo della performance rimanda all’icona del volto di Cristo, tanto presente nella memoria collettiva di milioni di uomini, da divenire quasi invisibile, perché profondamente implicito. Presente al di là della coscienza e della scienza; al di là del sentimento e della storia; essenzialmente e radicalmente presente, a prescindere dalla propria volontà. Un nome, in qualche modo, subìto dal solco di un’esperienza millenaria di riferimenti.

“Sul concetto di volto nel Figlio di Dio” affronta nodi ricorrenti nel teatro della Socìetas Raffaello Sanzio: la religione concepita nel suo humus di simboli e rituali, radice comune al teatro stesso, senza alcuna accezione mistica o teologica.

SPETTACOLO

Su tutta la lunghezza del palco viene messo in scena l’interno di una moderna casa borghese in stile europeo. Il pavimento e i mobili sono bianchi e la televisione è accesa. In fondo al palco, sulla parete, è appeso un enorme ritratto di Gesù. Ci sono due personaggi, padre e figlio. Il padre soffre di Alzheimer e il figlio è un comune borghese della moderna società europea. Durante la performance viene rappresentato un padre debole e un figlio incaricato di riordinare il “casino” e occuparsi del padre. Come spesso succede, il figlio entra in depressione, e anche la relazione famigliare sfugge dal controllo e collassa.

Questa rappresentazione evidenzia alcuni degli aspetti fondamentali del teatro di Socìetas: la religione vista non come una mera manifestazione mistica o teologica, ma come parte di quell’insieme di immagini e pratiche primarie a cui attinge il teatro. Un vocabolario di simboli e segni diffusi che formano le basi per relazioni multiple e contraddittorie, perfino imbarazzanti, è proiettato sullo spettatore, il quale diviene il reagente di questo universo.

TEATRO

The Great Theatre of China, fondato nel 1930, ha riaperto al pubblico dopo sei anni di restauro. Il nome originale era Sanxing Theatre (Teatro delle Tre Stelle) e fu uno dei quattro palcoscenici dedicati all’Opera di Pechino a Shanghai. Per celebrare la sua riapertura, da giugno a settembre, è programmata una splendida e coraggiosa stagione inaugurale, in cui saranno presentate più di 50 rappresentazioni teatrali provenienti da Gran Bretagna, Francia, Italia, Germania e Giappone.

Biglietteria

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Informazioni

Data: Da Ven 20 Lug 2018 a Sab 21 Lug 2018

Orario: Dalle 19:30 alle 21:30

Organizzato da : Great Theatre of China (上海·中国大戏院)

In collaborazione con : IIC Shanghai (意大利驻沪总领事馆文化处)

Ingresso : A pagamento


Luogo:

Great Theatre of China (上海·中国大戏院)

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