L’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai è lieto di presentare la mostra (Un)masked. Sino-Italian Contemporary Photography Exhibition al Duolun Museum of Modern Art, che viene inaugurata il 10 aprile 2026 e rimane aperta al pubblico fino al 12 luglio 2026. La mostra è organizzata dal Duolun Museum of Modern Art di Shanghai, con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai.

L’esposizione raccoglie al proprio interno più di cento fra opere fotografiche, video e installazioni, realizzate da dieci artisti o collettivi attivi sulla scena della fotografia contemporanea: si realizza così un dialogo interculturale fra cinque artisti italiani e altrettanti cinesi.
La mostra è curata da Francesco D’Arelli, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai, e Zeng Yulan, Direttrice dello Shanghai Duolun Museum of Modern Art e Vice Presidente della Shanghai Art Museum Association.
Incentrata sul tema del volto, (Un)masked presenta le opere di artisti che forniscono una testimonianza diretta dei più diversi modi di vivere, fra contesti sociali, culturali e geografici dissimili. Superando i confini della ritrattistica tradizionale, gli artisti riescono a cogliere le espressioni del vivere umano più autentiche. Si incoraggia così un confronto interculturale in cui i pregiudizi svaniscono attraverso la reciproca comprensione.
Il volto o il viso o la faccia è la parte non coperta del corpo: mai, se non in occasioni particolari, seguendo tradizioni, culture, costumi, abitudini e a volte prescrizioni forzate. Dal volto e col volto s’afferma l’identità dell’individuo, della singolarità, tanto che è la fonte primigenia dell’identificazione sociale. Il volto è la società, il sociale, la comunità, il vivere con l’altro, l’essenza visibile dell’uomo stesso. Il volto è un insieme che dà alla figura umana i tratti distintivi e inequivocabili del suo essere, anzi il suo essere nel mondo appare proprio nel volto, dove tutto si rivela: la gioia, il patimento, l’avversione, la magnanimità, il vero e il falso, la luce e l’oscurità. Il volto, scrive Giorgio Agamben, è “tanto la similitas, somiglianza che la simultas, l’essere insieme degli uomini. Un uomo senza volto è necessariamente solo”. Questa solitudine è allora la crepa, la piaga insanabile del proprio volto, l’abisso che si cerca e si desidera quando oramai il proprio volto è stato già impercebilmente sfigurato.
In occasione del progetto verranno organizzate una serie di incontri, workshop e residenza artistica mirati a offrire un approfondimento dei temi in mostra.

Giovanni Capriotti
Nato a Roma e residente in Canada, Giovanni Capriotti è specializzato in esplorazioni documentaristiche di lunga durata che esaminano come il tempo e l’inevitabilità del compromesso plasmino la storia e la condizione umana nonché individui, comunità e culture. Attraverso l’integrazione della fotografia, immagini in movimento, audio, prosa esperienziale e testimonianze personali, cerca to approfondire la sua comprensione di questioni di peso globale e il ruolo della pratica documentaristica mondiale. Con un Master of Fine Arts in Documentary Media (Toronto Metropolitan University), gestisce workshop di fotografia e insegna fotogiornalismo. Vincitore, oltre a numerosi premi internazionali, del World Press Photo (2017), torna in Cina dopo il progetto di residenza sino-italiana realizzato in collaborazione con il Museum of Wu di Suzhou.

Andrea Cavazzuti
Andrea Cavazzuti (1959), nato a Carpi (MO), inizia a fotografare dalle scuole medie. Negli anni ’80 si laurea in Lingua e Letteratura Cinese e inizia la sua vita in Cina che continua tutt’oggi. Nel 1984 ha la fortuna di essere uno dei fotografi, il più giovane, del leggendario progetto Viaggio in Italia di Luigi Ghirri. Negli stessi anni completa il suo primo lavoro fotografico B&N in Cina, che verrà pubblicato però solo nel 2021 col titolo Riposo! – Cina 1981-84. Ha realizzato molti documentari tra cui 5+5, Kounellis a Pechino e Fictional Kids, speciali per la televisione tra cui RAI, RTS e Arte’, installazioni video per mostre e per il teatro tra cui Richard III, New Tales Retold e Il lago dei cigni e lavorato a film come Perpetual Motion, Follow, follow e altri. Nel 2025 pubblica una raccolta di scritti brevi in cinese in un libro dal titolo Qihuhu de xiaocidian (Dizionarietto Scoppiettante).

Guido Harari
Ispirato dai grandi fotografi di rock e jazz degli anni Cinquanta e Sessanta, Guido Harari si è affermato nei primi Settanta come fotografo e giornalista musicale. Nel tempo si è dedicato anche al reportage, al ritratto istituzionale, alla pubblicità e alla moda, collaborando con le maggiori testate italiane e internazionali. Nel 2011 ha lanciato ad Alba, dove risiede da anni, Wall Of Sound Gallery, una galleria fotografica dedicata all’immaginario della musica, a cui si è presto aggiunta Wall Of Sound Editions, casa editrice di cataloghi e libri in tiratura limitata.

Giovanni Pungetti
Giovanni Pungetti è nato a Bologna nel 1960. Ha lavorato per diversi anni come amministratore delegato globale per case di moda come Maison Margiela e Victor&Rolf, dirigendone la gestione in diverse nazioni (Francia, Paesi Bassi, Regno Unito, Giappone, Cina), ed è stato a lungo coinvolto nella scoperta di giovani creativi di talento in giro per il mondo. Dal 2021 collabora con l’Istituto Marangoni di Shanghai come docente e mentore. Nel 2021 a Shanghai ha tenuto una mostra di sue fotografie documentanti il suo percorso, intitolata I Wanted to Be an Astronaut.

Studio Azzurro
Nel 1982 Fabio Cirifino (1949-2025), Paolo Rosa (1949-2013) e Leonardo Sangiorgi danno vita a un’esperienza che nel corso degli anni esplora le possibilità poetiche ed espressive dei nuovi linguaggi tecnologici. A loro si aggiunge, dal 1995 al 2011, Stefano Roveda, esperto di sistemi interattivi. Attraverso la realizzazione di videoambienti, ambienti sensibili, percorsi museali, performance teatrali e film, disegnano un percorso artistico trasversale alle tradizionali discipline e formano un gruppo di lavoro aperto a differenti contributi e importanti collaborazioni. È così che Studio Azzurro prende la forma di un laboratorio di ricerca artistica spesso paragonato a una bottega rinascimentale.