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TRECCANI: Domenico Marcella, “Andrea Ravo Mattoni. La scossa dell’arte classica nella giungla urbana”, Atlante, Cultura (13 aprile 2022)

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La sua è una formazione che non passa dal glam-pop della Marilyn di Andy Warhol, ma dalla austera canonicità delle opere del Guercino, Giotto e Caravaggio. Andrea Ravo Mattoni porta con sé l’esperienza del nonno Giovanni Italo Mattoni – che nei primi del Novecento è stato illustratore delle figurine Lavazza e Liebig – e quella del padre Carlo, artista di arte comportamentale-concettuale. Nel racconto del suo percorso evolutivo le immagini si susseguono senza sosta, una dopo l’altra, rapide come rivoli di vernice. Destinato all’arte senza alcuna forzatura, ne assorbe gli stimoli e le influenze, familiarizzando già in tenera età con gli strumenti del mestiere. Affascinato dai luoghi dove si fanno le cose e da chi le sa fare, come ogni adolescente cresciuto negli anni Novanta, desideroso di rispondere a un’urgenza emotiva, a quattordici anni comincia a muoversi a ruota libera nei cunicoli dei graffiti.

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